Che cosa significa essere tedeschi oggi? Nella versione integrale dell’intervista pubblicata il 1 novembre 2013 su la Repubblica, il ritratto di uno tra i più originali e controversi intellettuali contemporanei, Slavoj Žižek. Stato di eccezione agamben pdf’INTERVISTA IN PDF Scusi, ho parlato troppo.

Aveva rotto il ghiaccio con una storiella sulle sottili differenze che tormentano la sinistra. La più grande impresa della mia vita, ha dichiarato. Oddio, in effetti messa così suona abbastanza grottesco. Volevo soltanto dire che ricapitola, in qualche modo, tutto il mio lavoro. Forse non è il mio libro migliore, ma di certo provo a chiarire le mie posizioni filosofiche e ontologiche fondamentali, anche se qui e là non manca qualche barzelletta sporca. Mi fa piacere lo abbia notato.

La gente crede che io mi diverta a giocare al postmoderno. Il relativismo storicista postmoderno mi annoia parecchio e, anzi, è il mio nemico numero uno. Il mio amico Gianni Vattimo, per esempio, è troppo postmoderno per me, non mi convince. Oggi tutto è diventato analisi del discorso e quasi nessuno si azzarda più a porre i grandi interrogativi, metafisici se vuole.

Nel 1975 lei completa la sua tesi in filosofia sullo strutturalismo francese. Come le dicevo, penso ancor oggi che i migliori risultati raggiunti dalla filosofia nel dopoguerra provengano da quella corrente che ai tempi chiamavamo strutturalismo. La maggior parte di ciò che è venuto dopo è stato un gioco, un passo indietro, una sorta di relativismo storicista che lascia svanire le grandi questioni ontologiche. Sì, gli scienziati assumono sempre più la veste dei guru. Fredric Jameson è troppo postmoderno per me. Sa qual è il dogma del postmoderno? Che il mondo sarebbe il prodotto dell’auto-narrazione di chi vi appartiene.

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